Caro lettore… (messaggio importante!)

Caro lettore… (messaggio importante!)

Sei sicuro di riuscire a leggere Sonecka.com correttamente?
Qui una serie di F.A.Q, scusandomi per la mancata presenza di questo mese.
Valentina

Se digito www.sonecka.wordpress.com non visualizzo nulla, è normale?
Sì, avendo acquistato un hosting indipendente da WordPress il sito che reindirizzava comunque su www.sonecka.com non è più raggiungibile.
Se visito www.sonecka.com vedrò tutti i post?
Piano piano sto trasferendo tutti i gli articoli, qualcosa potrebbe non essere temporaneamente visible

Sono spariti i sondaggi! Aiuto!
Ahimè sì i sondaggi vecchi non possono essere visualizzati.

Non ricevo più le email alle pubblicazioni degli articoli. E’ normale?
Purtroppo sì. Dato che WordPress ostacola ad ogni modo ogni intervento esterno, sto provando a studiare un modo per far funzionare il benedetto MailChimp e farvi ricevere tutti gli aggiornamenti che desidererete.

Cosa resta  da fare? Help!
Seguire il blog, normalmente, su www.sonecka.com e interagire con la comunità di lettori.
Ricordati che Sonecka.com è un sito totalmente indipendente. Non vengo pagata per scrivere le recensioni dei libri, che sono acquistati da me o presi in prestito perciò…sostiniemi leggendo Sonecka e parlando di Sonecka.

Un grazie speciale!

Lista dei desideri di novembre

La lista dei desideri di novembre è un mero segnaposto. Ho 2 libri in coda! Una volta terminato “Il richiamo della foresta” mi dedicherò al bestseller “La ragazza del treno” che Ania mi ha gentilmente prestato. Forse ci sarà posto per una novità ma come ogni autunno/inverno si apre per me la stagione tolkieniana. Per questo, toccherà a “Il Signore degli Anelli-Il ritorno del re” allietare il periodo più freddo dell’anno.
Tuttavia, le mie incursioni in libreria portano sempre delle curiosità per dei libri, dei temi, delle copertine.
Gli ultimi acquisti sono stati “Foglie d’erba” di Walt Whitman, poesia americana che è difficile da non amare. Il secondo libro scelto è “Dracula” di Bram Stoker -complice Halloween alle porte e soprattutto la mia nuova passione per la serie tv Showtime “Penny Dreadful“.

il-peso-dei-segreti-aki-shimazaki-valentina-palermo-soneckablog-sonecka-lettori-libri-recensioniPer la lista dei desideri, la tappa è il Sol Levante. La copertina, rosa e meravigliosa è quella de “Il peso dei segreti” della scrittrice Aki Shimazaki.
Per tutta la vita Yukiko ha convissuto con un terribile segreto: la mattina del 9 agosto del 1945, prima che su Nagasaki fosse lanciata la bomba, ha ucciso il padre. In una lettera lasciata alla figlia dopo la morte confessa il crimine e rivela di avere un fratellastro. Ben presto si scoprirà che non è solo Yukiko a custodire segreti inconfessabili. I racconti personali si intrecciano con le vicende storiche: la Seconda guerra mondiale in Giappone, i conflitti con la Corea, il terremoto del 1923. Le generazioni si susseguono ed emerge un ritratto lucido di una società, quella nipponica, piena di contraddizioni e legata alle sue tradizioni. Sullo sfondo, la natura, presenza costante e discreta, delicata ed elegante come la scrittura di Aki Shimazaki.

Benché si tratti di una terza puntata di un ciclo di romanzi che non ho ancora cominciato, lo sforzo di Banana Yoshimoto intitolato “Il giardino segreto” mi interessa molto.

L’inverno è alle porte, Kaede e Kataoka sono ritornati in Giappone e Shizukuishi ritrova il calore del tempo trascorso insieme e si sente finalmente un po’ più a casa. A breve, tuttavia, dovrà spostarsi di nuovo: ha deciso di andare a vivere con Shin’chiro, e così si mettono alla ricerca di un posto dove abitare, tra appartamenti improbabili e agenti immobiliari dalle dubbie capacità. Le persone, però, non sempre sono ciò che sembrano, e questo vale anche per Shin’chiro¯. Basterà un viaggio nel passato per rompere tutti gli equilibri e gettare Shizukuishi nella disperazione consentendole al contempo di crescere. Un serpente di giada, una donna prorompente, un giardino fuori dal mondo: questi e altri gli ingredienti di una storia di dolore e speranza in puro stile Yoshimoto.

Ecco un estratto:
“Mi piaceva stare con lui a guardare le stelle. La sua andatura era perfetta per me. Mi piaceva la curva della sua schiena quando si accovacciava per prendersi cura delle piante, così come il tono pacato con cui parlava, la voce un po’ roca e persino il suo modo di guidare quando veniva a prendermi. In quel periodo lo avrei potuto osservare per ore senza stancarmi, mi ritrovavo sempre accanto a lui. In fondo è così quando si è innamorati, no?”

“Mangia prega ama” di Elizabeth Gilberth

jpg-mangia-prega-ama-valentina-palermoEbbene lo ammetto, così, d’emblée: verso il finale di questo libro ho saltato a piè pari le pagine della conclusione. Questo perché nemmeno l’inizio era stato promettente. Mi sono avvicinata al testo perché avevo visto il film omonimo che ha Julia Roberts come protagonista.
Biografia tanto o poco romanzata, la vicenda narra della vita post divorzio di Elizabeth Gilbert, una newyorchese bene che decide di prendersi un anno sabbatico. E’ così che sente viva la passione per lo studio della lingua italiana e si reca in Italia, a Roma. Va in India per perseguire degli ideali di purezza in un ashram che perdono di significato in una grotta della meditazione. Ritrova se stessa a Ubud, Indonesia dove oltre alle terrazze coltivate si percepisce finalmente la sconfinatezza dei suoi sentimenti.
Quattro mesi in un Paese, quattro in un altro e altrettanti per concludere. Potrebbe trattarsi di un qualcosa di interessante ma la scrittrice fallisce. So di non farmi amica la casa editrice o la stessa Gilbert che mai leggerà queste righe ma… che dispiacere! Gli ingredienti c’erano tutti: una bella storia, un titolo sensato -perché non si fa altro che mangiare pregare e amare- una donna alla ricerca del suo riscatto e della conferma della propria indipendenza. Questo è un caso raro nel quale il film è meglio del libro. Il libro è scritto male, molto male. E’ noioso, riporta su carta pensieri elucubrazioni di una mente che parla con se stessa che sente le voci e non ha nessuna vena dello scrittore. Ahimè questo libro mi era stato consigliato da un’amica e l’ho proprio preso con lei. E’ stata anche questa una grossa delusione. Possibile che io ed Eleonora abbiamo interpretato il libro in maniera così diversa…eppure…accade anche questo.
Da dove proviene questo libro: un mio acquisto dalla libreria Giunti di Rescaldina del novembre 2015. L’ho anche mantenuto in serbo, perché pensavo di meritarmi un bel libro e di dover dosare le buone letture. Mai acquisto fu più sbagliato. Alcune volte dovrei tornare a prendere i libri in prestito in biblioteca e risparmiare qualche soldino.
Perché sconsiglio questo libro: qui la frase di rito, cambia. Lo sconsiglio perché è veramente scritto male. E’ forse una fanfiction o un romanzo erotico o di una blogger? No! E allora mi aspettavo altro!

VALUTAZIONE:

Nobile nobilissimo Bob Dylan

Il momento è arrivato. Il paroliere che per tanto tempo ha incantato per la musica delle sua chitarra e della sua voce particolare ha finalmente vinto il Nobel per la Letteratura. I bravi svedesi hanno dato il premio concreto che molti gli avevano assegnato ad honorem.
Ci sono tanti testi che vale la pena menzionare, da Mr Tambourine Man a Blowing in the wind

Io voglio ricordare una canzone scritta da Dylan e cantata con il mio mito di sempre, Johnny Cash: “Girl from North Country”che fa parte della colonna sonora de “Il lato positivo”, film con Bradley Cooper e Jennifer Lawrence.

Girl from North Country
If you’re travelin’ in the north country fair
Where the winds hit heavy on the borderline
Remember me to one who lives there
Oh she once was a true love of mine
See for me if her hair’s hanging down
It curls and falls all down her breast
See for me that her hair’s hanging down
That’s the way I remember her best
If you go when the snowflakes falls
When the rivers freeze and summer ends
Please see for me if she’s wearing a coat so warm
To keep her from the howlin’ winds
If you’re travelin’ in the north country fair
Where the winds hit heavy on the borderline
Please say “hello” to the one who lives there
Oh she was once a true love of mine
If you’re travelin’ in the north country fair
Where the winds hit heavy on the borderline
Remember me to one who lives there
Oh she once was a true love of mine
A true love of mine
A true love of mine
True love of mine
A true love of mine
A true love of mine
She was once a true love of mine
 
If you’re travelin’ in the north country fair
Where the winds hit heavy on the borderline
Remember me to one who lives there
Oh she once was a true love of mine
See for me if her hair’s hanging down
It curls and falls all down her breast
See for me that her hair’s hanging down
That’s the way I remember her best
If you go when the snowflakes falls
When the rivers freeze and summer ends
Please see for me if she’s wearing a coat so warm
To keep her from the howlin’ winds
If you’re travelin’ in the north country fair
Where the winds hit heavy on the borderline
Please say “hello” to the one who lives there
Oh she was once a true love of mine
If you’re travelin’ in the north country fair
Where the winds hit heavy on the borderline
Remember me to one who lives there
Oh she once was a true love of mine
A true love of mine
A true love of mine
True love of mine
A true love of mine
A true love of mine
She was once a true love of mine
 

Lista dei desideri di ottobre

Buongiorno lettori di Sonečka!
Ottobre inizia e un nuovo mese è una buona opportunità per elencare i libri che bramo leggere presto.
Nel mio ultimo giro in libreria ho messo le mani su un testo che desideravo da un po’ “I passi che ci separano” di Marian Izaguirre. So che la vicenda si svolge nel passato di Trieste e questo è tutto. Non ho voluto leggere la trama o qualche ulteriore dettaglio. Mai è successo qualcosa del genere. Immagino si sia trattata della mia volontà di mantenere il piacere de l’Appuntamento al Buio con un libro… conosco la scrittrice spagnola perché avevo letto il precedente “La vita quando era nostra”. E’ stata una piacevole sorpresa e ho voluto ripetere l’esperienza totalmente fiduciosa nel talento dell’autrice.
L’incursione in libreria -questa volta alla Mondadori de Il Centro di Arese- ha stuzzicato la mia curiosità per alcuni romanzi.
Il primo è “Lungo la via lattea” del regista balcanico Emir Kusturica. C’è da fare una premessa: non amo i racconti ma da un cineasta mi aspetto solo cose buone, dal punto di vista della scrittura. Ho amato “Fuoco nelle viscere” di Pedro Almodovar quindi sapere che lo scrittore è in realtà il direttore di una pellicola è solo una garanzia!
A voi, una breve descrizione.
Sei racconti di Emir Kusturica che ci riportano al mondo affettivo, violento e poetico, della sua adolescenza e dei suoi primi film. Quattro, fortemente autobiografici, raccontano la vita a Sarajevo negli anni settanta e ottanta, attraverso lo sguardo di un ragazzino alle prese con le prime sigarette, i primi libri, i primi amori e le grandi domande dell’esistenza: Aleksa che cerca di salvare il matrimonio dei suoi genitori, il suo ingenuo rispetto per la letteratura e le bravate con gli amici, in viaggio fino a Dubrovnik e alla costiera dalmata. 
Cento dolori racconta la tenera e dolceamara storia d’amore fra Zeko e la piccola Milijana, campionessa di scacchi. E l’ultimo racconto, Lungo la Via Lattea – la storia, carica di elementi magici e simbolici, di due giovani uniti da amore e fedeltà assoluti –, costituisce in vitro la sceneggiatura del nuovo film del grande regista balcanico.

Chiudo gli occhi e sento il giornale radio: “Stanotte, alla vigilia dell’apertura dei Giochi olimpici di Sarajevo, è stata inaugurata in forma non ufficiale la pista di bob. Due cittadini maggiorenni, Milen Kalem Rodjo, residente nel quartiere di Gorica, e Mitrovic Dejan, custode della pista di bob, nato a Pale, discutevano su quale velocità raggiungesse il bob sulla pista ghiacciata. Dopo un breve diverbio, c’è stata una scommessa. Per una bottiglia di grappa Rodjo ha accettato di scendere la pista su un sacco di nylon”. 

Il secondo titolo è un classico della letteratura italiana. Feltrinelli, che ha pubblicato il romanzo, descrive così “Gli indifferenti” di Alberto Moravia:

“Quando Moravia cominciò a scrivere il suo capolavoro giovanile nel 1925, non aveva ancora compiuto diciott’anni. Intorno a lui l’Italia, alla quale Mussolini aveva imposto la dittatura, stava dimenticando lo scoppio d’indignazione e di ribellione suscitato nel 1924 dal delitto Matteotti e scivolava verso il consenso e i plebisciti per il fascismo. Il giovane Moravia non si interessava di politica, ma il ritratto che fece di un ventenne di allora coinvolto nello sfacelo di una famiglia borghese e dell’intero Paese doveva restare memorabile”

Prima che “La giornata internazionale della Memoria” prenda il sopravvento come una consueta moda… è giusto leggere ancora sull’argomento Auschwitz dalla penna di un polacco. La mia attenzione è stata calamitata da “Il bambino nella neve” di Wlodek Goldkorn: da molti anni una voce conosciuta della cultura italiana, ha intervistato grandi artisti, scrittori, premi Nobel, e raccontato molte storie – mai la sua personale. Quella di un bambino nato da genitori scampati agli orrori della seconda guerra mondiale, che abitava in una casa abbandonata dai tedeschi in fuga, ancora piena di piatti e mobili provvisti di svastica, che crebbe nel vuoto di una memoria familiare impossibile da raccontare, impossibile da dimenticare, impossibile da vivere.
“Poi, capita che nascano i nipotini. E arriva il momento in cui ci si pone la domanda: come dire loro l’indicibile? Come trasmettere la memoria?” Ecco allora un viaggio di ritorno: a Cracovia, a Varsavia, ad Auschwitz, a Bełz•ec, a Sobibór, a Treblinka. E un viaggio nella memoria, da ricostruire, da inventare, da proiettare nel futuro: i genitori, gli amici, gli eroi e le vittime, il ragazzino che gioca con i compagni nel cortile fingendo di essere ad Auschwitz, l’uomo che sceglie Marek Edelman come maestro di vita, il nonno che deve raccontare ai nipoti la storia. Un viaggio che non ha paura di spingersi nel buio più profondo del Novecento, senza perdere la chiarezza dello sguardo, il disincanto di chi sa che ogni ricordo è anche fantasia, che essere figlio dell’Olocausto non significa immedesimarsi nelle vittime ma deve portare alla rivolta. Senza perdere la forza morale di chi pensa che “la venuta del Messia sarà irrilevante.
E per questo dobbiamo fare come se lo aspettassimo”.

“Il Padrino” di Mario Puzo

Mario Puzo. In pochi sono capaci di accostare questo nome a un titolo famoso. Basta aggiungere qualche parola magica “materassi”, “fili”, “offerta” “Don”, “testa di cavallo” ed ecco che, voilà, le nubi cominciano a diradarsi.

E’ l’Italoamericano antelitteram. Lui, prima della creazione del personaggio di Tony Soprano da parte di David Chase, lui prima di qualsiasi bravo ragazzo… lui prima di ogni “departed”, lui prima di tutto. Mario Puzo è l’abile scrittore che sta dietro al romanzo “Il Padrino”.
Ancora una volta mi sono cimentata con un testo che ha dato le basi per una sceneggiatura. Sono 450 pagine ricchissime di eventi, di perle sull’atteggiamento da avere nei confronti della famiglia, degli affari, della strategia politica come quella personale.
Quando il tomo viene chiuso con un sonoro rumore -data la mole- si insinua nella testa un pensiero. Qui qualcuno ci ha condotto per mano e poi ci ha lasciato andare. Qualcuno con ammirabile maestria ci ha raccontato di un don malavitoso e subito, sotto ai nostri occhi, era già pronto un secondo Padrino. Un successore diverso eppure capace, vendicativo, spietato. La faccia malconcia di Michael rappresenta l’antitesi del comportamento del padre, Vito Corleone, riporta le tracce del fratello Santino e l’ombra del fratello Freddie (che cinematograficamente tutti conosciamo come Fredo) la pecora nera della famiglia.
Il primo amore Kay- oh no mi sono sbagliato-il primo amore, Apollonia. New York, il il Nevada, Miami sullo sfondo. L’amicizia dei politici, i mariti violenti, le amicizie vere.
Da dove proviene questo libro: un mio acquisto alla libreria Trony di via Torino, Milano.

Perché consiglio questo libro:“Il padrino” è un romanzo che consiglio a tutti per l’ottima capacità di scrittura dell’autore e perché tratta temi universali e senza tempo.

VALUTAZIONE:

Ritorno a Monroeville

Una strada poco trafficata, circondata dal verde, automobili senza garage fuori da case povere e irrimediabilmente abitazioni benestanti con vialetti curati. Chiese, tante confessioni. Delle stradine di terra rossa si dipanano dalla via maestra: sarebbero perfette per uno spot pubblicitario Jeep® e rendono onore ai campi del Roland Garros.
Qui non siamo a Selma, dove regna l’anarchia e l’abbandono. A Selma non c’è stato progresso ma qui, nella stessa Alabama, il tempo si è fermato in maniera differente.
Arriviamo a Monroeville alle 11 e 30 della mattina del 19 agosto. Svetta, su tutti gli edifici, la storica Courthouse. Qui il vecchio tribunale ha un significato speciale. Qui viene inscenato ogni anno un processo fittizio ma famosissimo. I ruoli degli attori ricoprono i personaggi di Atticus Finch e di sua figlia Scout che sbircia la vicenda giudiziaria da un posto d’onore in balconata. Sulla sedia una donna che racconta di uno stupro. La giuria non può credere che la violenza non è stata tale e che una donna bianca possa aver desiderato un uomo di colore. L’imputato è lì, con una mano fuoriuso, chiaramente debole, chiaramente innocente.
Si vive nella storia, narrata, immaginata e toccante de “Il buio oltre la siepe“. La scrittrice, Harper Lee è nata qui e qui a Monroeville ha trovato la morte. Passava le sue estati con uno scricciolo creativo e tutto particolare. Si chiamava Truman Capote. Erano compagni di giochi, vivevano l’Alabama in tempi difficili.

Mai avrei creduto che sarebbe stato possibile vedere coi miei occhi i luoghi del racconto. E’ molto più di un set televisivo, una location di un film moderno. E’ una pietra miliare della letteratura e al contempo del cinema (basti pensare a Gregory Peck nel ruolo principale)- è un urlo antirazzista, è un elogio dal repubblicano Bush e dal democratico Obama. E’ il preludio di una sentinella posta cinquanta anni dopo.
Vedere questo luogo ha suscitato per me il piacere della conferma. L’ulteriore ripetizione del mio amore per la letteratura. Non potevo andarmene dalla Courthouse senza aver acquistato una versione de “To kill a Mockingbird”, in inglese con un timbro ex libris a suggellare l’importanza dell’esperienza che avevo appena vissuto.

All’esterno, una statua di tre ragazzi assorti nella lettura -Scout, Dill e Jem- mi ricorda, ancora una volta, dove mi trovo.

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Lista dei desideri di settembre

In un momento di stallo finanziario avvicinarmi alle librerie è pericoloso. Soprattutto perché anche se compro e risparmio online, subisco ancora il fascino dell’acquisto in libreria.
Subito dopo la proiezione pomeridiana in settimana de “Alla ricerca di Dory” presso il The Space, cinema di Cerro Maggiore, sono entrata nella libreria del centro commerciale.
Ho fatto delle piacevoli scoperte.

castello-destini-incrociati-calvino-valentina-palermo-soneckaIl primo titolo e la copertina del classico Mondadori che ha subito attirato l’attenzione è “Il castello dei destini incrociati” del connazionale Italo Calvino.
A voi la trama: “Il castello dei destini incrociati e La taverna dei destini incrociati, hanno un antefatto simile: alcuni viandanti, attraversando un bosco, raggiungono un castello e una taverna. Qui si trovano a banchettare ma si rendono conto di aver perso l’uso della parola. Sentono il rumore dei piatti e delle posate, sentono il cibo che viene masticato ma nessuno di loro riesce a parlare. A fine pasto il castellano e l’oste sparecchiano e poggiano un mazzo di tarocchi al centro del tavolo. I commensali hanno l’idea di raccontare le proprie storie attraverso l’uso di quelle carte senza l’uso della parola.Tutti i racconti sono legati gli uni agli altri dalle stesse carte già posate sul tavolo e s’intrecciano narrando eventi, luoghi e storie completamente distanti.”

Il secondo libro si intitola “Amagi“.
A voi la breve intervista con lo scrittore Sagar Khatnani Prakash.

 

 

 

Lorelei Books- Vicksburg, Mississipi USA

Nel mio viaggio negli Stati Uniti, la mia seconda esperienza di viaggio oltreoceano, ho sofferto molto per la scarsità di librerie. I negozi sono globalizzati e i bookstore che si trovano sono molto moderni. Sono dovuta arrivare fino a Vicksburg, Missisipi per trovare una libreria ma-gi-ca!
Questo angolo di paradiso si chiama Lorelei Books gestito da una loquace e molto simpatica Laura. Appena l’ho scorto dall’esterno ho capito che è il tipo di libreria che mi piacerebbe avere in prima persona e non appena sono entrata… una folata profumata di lavanda ha colpito il mio olfatto. I libri sono disposti su scaffali che hanno un criterio personale e molto soggettivo: esattamente quello che cercavo.

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LORELEI BOOKS 1103 Washington St, Vicksburg, MS 39183, Stati Uniti

C’è una parete con mattoni a vista, un angolo con un salottino e un vero divano di casa, delle lampade a stelo e persino una cuccia con un plaid fatto a mano. E’ la tana di due gatti ma noi ne scorgiamo solo uno, siamese, di nome Coco. Non sono una gattara ma la presenza di quell’animale ben educato, pulito, timido seppur a suo agio trasmette la sensazione della libreria di casa e di paese.
Non per nulla, è stata eletta la migliore libreria dello stato del Mississipi 2016!
La proprietaria accoglie e trova il tempo di capire che libro io stia cercando. La copertina e la storia mi intrigano, domando: è abbastanza del Sud? Risposta: sì è de Sud ma non è un classico del Mississipi. Ed è così che compro entrambi. Sia a mia prima scelta, il best seller “Rubyfruit Jungle” di Rita Mae Brown sia il consigliato classico “As I lay dying” di William Faulkner.

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Un doodle infinito

L’idea del personaggio Bastian che entra in libreria e scopre un manoscritto misterioso ha solleticato e da sempre entusiasmato la mia mente da appassionata di lettura. Oggi è il 37esimo anniversario della pubblicazione de “La storia infinita” di Michael Ende e per questa occasione Googla dedica il tema della sua pagina principale, il doodle, al mondo fantastico che accompagna la vicenda. Si può vedere qui.
Come ho già scritto, oltre che il film mi servirà leggere il libro e cercare di rimuovere l’idea che la pellicola ha già impresso a questa storia infinita…

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